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Presente e futuro del riciclo dei rifiuti tessili

Secondo l’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente), la produzione globale di fibre tessili è raddoppiata dal 2000 al 2020 (da 58 milioni a 109 milioni di t) e potrebbe crescere fino a 145 milioni di t nel 2030. Oggi, riusciamo a riciclare soltanto l’1% degli abiti dismessi, mentre l’87% viene gestito attraverso la combustione in inceneritore o lo smaltimento in discarica e il 13%, invece, è oggetto di export, di solito verso Paesi africani, dove genera enormi problemi ambientali, sociali e sanitari.

La fast fashion e la sua evoluzione

Negli ultimi decenni, abbiamo assistito alla diffusione della fast fashion, ovvero la “moda veloce”: una disponibilità costante di nuovi stili, modelli e capi d’abbigliamento a prezzi bassissimi, che ha trasformato il mondo della moda in un mondo usa e getta. Tra la fine degli anni 70 e gli anni 80, aprirono la strada alla fast fashion alcuni noti marchi internazionali, mentre oggi assistiamo ad una nuova evoluzione di questo fenomeno, ovvero l’ultra fast fashion. Montagne di vestiti disponibili a prezzi bassissimi, che diventano subito rifiuti a causa della scarsa qualità del tessuto con cui sono fatti.

I dati di raccolta in Italia

Secondo i dati di ISPRA, il rifiuto tessile raccolto in maniera differenziata in Italia ammontava, nel 2023, a 172 mila tonnellate, pari allo 0,9% del materiale raccolto in maniera differenziata nel nostro Paese. Il dato di raccolta è in crescita rispetto al 2022 del 7%. Tuttavia, i rifiuti tessili intercettati dalla raccolta differenziata rappresentano il 12% dei prodotti tessili immessi sul mercato nazionale ogni anno: ogni cittadino italiano differenzia 2,9 kg di rifiuti tessili, a fronte di quasi 24 kg di prodotti tessili immessi sul mercato.

La Responsabilità Estesa del Produttore

Come per altri settori merceologici, anche nel settore tessile si sta concretizzando la Responsabilità Estesa del Produttore (o EPR, nell’acronimo inglese). I produttori che immettono tessili sul mercato UE dovranno sostenere i costi di raccolta, cernita e riciclo post utilizzo. Le nuove regole riguarderanno abbigliamento e accessori, cappelli, calzature, coperte, tende, biancheria da letto e da cucina, mentre è lasciata all’iniziativa dei vari paesi UE l’allargamento dei regimi di responsabilità estesa del produttore anche ai materassi. Le norme si applicheranno a tutti i produttori, anche quelli che operano via e-commerce, indipendentemente dal luogo dello stabilimento: un elemento molto interessante per arginare l’ultra fast fashion. Infine, gli Stati membri dovranno considerare le pratiche di ultra fast fashion e fast fashion nel determinare i contributi finanziari per sostenere i nuovi compiti dei produttori.

Dal punto di vista delle tempistiche, i nuovi regimi di responsabilità del produttore dovranno essere istituiti in ciascun Stato membro entro 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva, che è prossima alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale UE. Le microimprese avranno un anno supplementare per adeguarsi.

I dati di raccolta sul territorio CSEA

Nel 2024 CSEA ha raccolto 317 tonnellate di rifiuti tessili (il 16% in meno rispetto al 2023), con una media di 2 kg/abitante (erano 2,4 kg l’anno precedente). Con questa performance, il bacino consortile resta al di sotto del valore medio nazionale (2,9 kg/ab). I Comuni che registrano i valori di raccolta pro-capite più alti sono i medesimi del 2023, ovvero Isasca (11,2 kg), Gambasca (7,6 kg) e Faule (6,4 kg). In termini assoluti, invece, Fossano è il Comune che ha raccolto più rifiuti tessili (quasi 66 tonnellate), seguito da Savigliano (28 t) e Barge (18 t).

Fonti: