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Piattaforma per lo stoccaggio, trattamento e valorizzazione dei rifiuti

LA DISCARICA ATTIVATA


Si definisce una modalità di gestione che recepisce le più recenti normative per la gestione delle discariche, la valorizzazione del Biogas e la riduzione dell’effetto serra. Oltre alla produzione del cdr con destinazione presso il cementificio, al fine di completare ed ottimizzare il processo, economicizzare l’investimento e lo sfruttamento dell’energia ancora disponibile nei rifiuti, è possibile produrre energia elettrica utilizzando il sottovaglio in impianti molto semplici, definiti appunto discariche attivabili. Infatti nel processo oltre a separare la frazione non rinnovabile ricca in plastica non clorurata, ad elevato potenziale calorico, utilizzandola in impianti di combustione anche non dedicati come i forni per la produzione di cemento. Questa viene così arricchita nella Frazione Rinnovabile, ricca in materiali cellulosici, che può essere utilizzata nella discarica Attivata per la produzione di Biogas, utilizzato per produrre energia elettrica mediante generatori anche di piccole dimensioni. UNA MODALITA’ DI GESTIONE CONFORME ALLE NORMATIVE VIGENTI La discarica attivata è la modalità di gestire una discarica in cui è messo a dimora un monorifiuto costituito da bioessiccato tal quale o da una frazione dello stesso impoverito della frazione plastica ad alto potere calorifico, proveniente dalle Stazioni di Trasferimento Intelligenti (ITS®). Elementi caratteristici della discarica attivata:
  • collocazione di rifiuti bioessiccati provenienti dal sottovaglio al fine di evitare l’emissione di biogas in atmosfera durante il riempimento della stessa;
  • l’immediata sigillatura delle celle di collocamento;
  • il miglioramento della qualità del biogas;
  • l’ottimizzazione del recupero energetico del biogas tramite reti di captazione fitte e progettate ad hoc;
  • riduzione del volume finale occupato dai rifiuti.

UNA MODALITA’ DI GESTIONE CONFORME ALLE NORMATIVE VIGENTI


  • Evitare la dispersione del biogas durante la messa a dimora ed il conseguente impatto ambientale sull’effetto serra (primo obiettivo di normativa);
  • Collocare un materiale stabile (IRD<1000 mgO2kgVS-1h-1) che non comporti problemi di gestione operativa e post-operativa ed a basso potere calorifico (Potere calorifico inferiore PCI < 13.000kJ/kg) (secondo obiettivo di normativa);
  • Innescare il processo degradativo nei tempi desiderati e controllare, migliorandole, le condizioni di degradazione (secondo obiettivo di normativa);
  • Diminuire il tempo richiesto per la completa stabilizzazione dei rifiuti (secondo obiettivo di normativa);
  • Ottenere una significativa riduzione di massa e di volume finali (secondo obiettivo di normativa);
  • Aumentare la produzione e migliorare la qualità del biogas, dalla cui combustione si produce energia elettrica che viene immessa nella rete nazionale come energia da fonte rinnovabile (terzo obiettivo di normativa).

OBIETTIVI PER IL RECEPIMENTO DELLA NORMATIVA



 Obiettivo 1: Evitare la dispersione del biogas durante la messa a dimora ed il conseguente impatto ambientale sull’effetto serra I dati sperimentali disponibili certificano che la quantità media di metano in prossimità del suolo di una discarica di bioessiccato è risultata circa del 98% inferiore rispetto alla quantità del metano riscontrato nelle medesime condizioni presso discariche di RSU tradizionali. Ad ulteriore prevenzione della emissione in atmosfera di biogas e con lo scopo di captare tutto il biogas prodotto le celle della discarica attivata verranno coperte immediatamente dopo la deposizione del rifiuto.


 Obiettivo 2: collocare un materiale stabile (IRD<1000 mgO2kgVS-1h-1) e a basso potere calorifico (PCI<13.000kJ/kg) Si colloca nella discarica attivata il bioessiccato secco e stabilizzato avente IRD< 1000 mgO2kgVS-1h-1 e che, rispetto agli RSU, è privato della frazione rapidamente degradabile (detta altrimenti putrescibile), in quanto consumata durante il trattamento di bioessiccazione nelle ITS® e ha. Nel caso, come nella provincia di Cuneo, di disponibilità di impianti, che possano utilizzare, come combustibile, CDR di qualità, ricco in poliolefine, sarà possibile estrarre dal bioessiccato la frazione ad elevato potere calorifico, costituita prevalentemente da plastica e carta, e collocare nel bioreattore un materiale avente anche PCI< 13.000 kJ/kg. La componente degradabile rimasta nel rifiuto destinato alla discarica attivata sarà così costituita prevalentemente da cellulosa, che è un materiale organico lentamente degradabile e potenzialmente in grado di produrre un biogas di ottima qualità.


 Obiettivo 3: innescare il processo degradativo nei tempi desiderati e controllare migliorandole, le condizioni di degradazione Per innescare il processo di degradazione lenta della componente cellulosica è necessario, in seguito a chiusura, “attivare” il rifiuto mediante aggiunta di acqua e/o eventuale percolato in quantità sufficiente da attivare il processo. Una volta attivato il processo di degradazione, ogni cella della discarica attivata produrrà quasi tutto il biogas potenziale in un periodo di circa 5 anni.


 Obiettivo 4: diminuire il tempo richiesto per la completa stabilizzazione dei rifiuti Il periodo di operatività della discarica attivata è di circa 5 anni, al termine dei quali sarà completa la degradazione lenta e produzione controllata di biogas raggiungendo obbiettivi non secondari nella gestione post- mortem di:
  • eliminare completamente i residui organici contenuti nella massa;
  • stabilizzare definitivamente il residuo.


 Obiettivo 5: Ottenere una significativa riduzione di massa e di volume La produzione di biogas comporta necessariamente la volatilizzazione della quota organica presente e una conseguente riduzione annuale della massa pari a circa il 17% il primo anno, riducendosi gradualmente fino al 3% del 5°anno. Si stima poi una ulteriore riduzione del 2% durante la fase di stabilizzazione aerobica. Complessivamente la massa si riduce del 50% circa. Obiettivo 6: Aumentare la produzione e migliorare la qualità del biogas, destinata alla produzione di energia elettrica considerata da fonte rinnovabile Durante i 5 anni di degradazione anaerobica, ogni cella della discarica attivata produrrà quasi tutto il biogas potenziale, che verrà captato tramite reti di captazione progettate ad hoc, ed inviato a combustione nei motori con conseguente produzione di energia elettrica che verrà immessa nella rete nazionale come energia da fonte rinnovabile.


POSSIBILITA’ FUTURE EVENTUALI PER RECUPERO DI MATERIALE E SPAZIO

E’ già prevista la possibilità di recuperare il volume disponibile a seguito degli abbassamenti della discarica, ma potrebbe essere possibile in futuro, previa autorizzazione, recuperare oltre ai volumi di ogni singola cella anche i materiali in essa contenuti. Al termine dei processi degradativi si potrebbe prevede di ottenere, tramite vagliatura, le seguenti frazioni:
  • Terriccio:materiale composto da inerti e residuo organico umificato e perfettamente stabile in grado di complessare i metalli presenti ed evitarne la lisciviazione;
  • Metalli;
  • Materiale plastico (ricco di poliolefine) riutilizzabile come Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR) a sua volta fonte rinnovabile recuperabile energeticamente;
  • Altri materiali eventualmente da ritrattare.

Qualora i risultati delle analisi sui materiali estratti fossero quelli previsti, la discarica attivata, oltre ad essere una modalità di gestione moderna, innovativa e conforme alle normative vigenti, potrebbe essere autorizzata come innovativo impianto di recupero energetico, là dove la quantità di rifiuto disponibili non è sufficiente per alimentare un moderno impianto di termovalorizzazione. Tale prospettiva potrà comunque essere presa in considerazione tra qualche anno, ad oggi rimane una modalità di gestione, moderna, pulita, innovativa, conforme alle recenti normative relative alla gestione dei rifiuti, alla promozione delle energie rinnovabili e alla tutela dell’ambiente.

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